Comparse conclusionali e memorie di replica - Rassegna di giurisprudenza PDF Stampa

Comparse conclusionali e memorie di replica - Rassegna di giurisprudenza

Il giudice istruttore, se ritiene la causa matura per la decisione, invita le parti a precisare le conclusioni in un'udienza appositamente fissata, concedendo loro termini perentori per il deposito degli ultimi scritti difensivi (comparse conclusionali e repliche). Al termine dell'udienza il giudice trattiene la causa in decisione presso di sé o la rimette al collegio.
La valutazione del giudice non vincola il collegio (e neppure lo sesso istruttore in funzione di giudice unico), il quale è libero di non decidere la causa rimettendola nuovamente in istruttoria.
La rimessione della causa in decisione investe l'organo decidente di tutta la causa.
Una volta precisate le conclusioni avanti al giudice istruttore, questo rimette le parti al collegio (art. 189 co. 1c.p.c.) oppure rimette la causa innanzi a lui, con una decisione che non muta l'organo, ma solo le funzioni.
L'ordinanza con cui il giudice istruttore rimette la causa in decisione contiene i termini concessi alle parti per depositare in cancelleria gli scritti difensivi conclusionali: le comparse conclusionali e le successive repliche. Prima di provvedere alla stesura di questi atti finali, le parti possono ritirare il loro fascicolo di parte.
Una volta depositate le comparse e le repliche in cancelleria, tali atti si presumono conosciuti da tutte le parti del processo, oltre che dal giudice.

Le comparse conclusionali debbono essere depositate entro il termine perentorio di sessanta giorni dalla rimessione della causa al collegio e le memorie di replica entro i venti giorni successivi alla scadenza del termine per il deposito delle conclusionali.
Per il deposito delle comparse conclusionali il giudice istruttore, quando rimette la causa al collegio,  può fissare un termine più breve, comunque non inferiore a venti giorni.
Ai fini dell'osservanza del termine di deposito della comparsa conclusionale e, quindi, del diritto di difesa, occorre far riferimento all'effettiva data di discussione della causa e non alla data originariamente fissata e poi eventualmente rinviata (Cass. II, 10 maggio 2004, n. 8849; conforme: Cass. III, 12 agosto 1997, n. 7516).
Il termine per il deposito delle comparse conclusionali e delle memorie di replica è perentorio (il suo decorso comporta l'automatica decadenza dal potere di compiere un atto o di esercitare un diritto).
Le comparse conclusionali e le memorie di replica hanno funzione meramente illustrativa delle ragioni già addotte dalle parti nei precedenti atti processuali. La mancata assegnazione alle parti del termine per lo scambio delle comparse conclusionali e delle memorie, o la pronunzia della sentenza  prima della scadenza dei termini già assegnati, previsti dall'art. 190 c.p.c., non sono di per sé causa di nullità della sentenza stessa, essendo indispensabile, perché possa dirsi violato il principio del contraddittorio, che la irrituale conduzione del processo abbia prodotto in concreto una lesione del diritto di difesa. A tal fine la parte deve dimostrare che l'impossibilità di assolvere all'onere del deposito delle comparse conclusionali e delle memorie di replica ha impedito alla difesa di svolgere ulteriori e rilevanti aggiunte o specificazioni a sostegno delle proprie domande e/o eccezioni rispetto a quanto già indicato nelle precedenti fasi del giudizio. (Cass. III, 23 febbraio 2006, n. 4020)
L'errore in merito al computo dei termini stabiliti dall'art. 190 c.p.c. per il deposito della comparsa conclusionale non comporta la nullità della sentenza, non essendo tale sanzione comminata da alcuna disposizione di legge. (Cass. I, 20 luglio 2001, n. 9926)
La sentenza pronunciata prima della scadenza del termine per il deposito della memoria di replica previsto dall'art. 190 c.p.c. impedisce alla parte di svolgere utilmente e compiutamente le sue difese  ed è, quindi, nulla per violazione del principio del contraddittorio. In questa ipotesi il giudice d'appello, dopo aver dichiarato la nullità della pronunzia di primo grado, non deve rimettere la causa al primo giudice, ma deve deciderla nel merito. (Cass. I, 8 agosto 2003, n. 11949; conforme: Cass. III, 18 maggio 2001, n. 6817)
E' nulla per violazione del principio del contraddittorio la sentenza che sia stata deliberata lo stesso giorno dell'udienza di precisazione delle conclusioni e depositata prima della scadenza dei termini previsti dagli artt. 190 e 352 c.p.c. per il deposito delle comparse conclusionali e delle memorie di replica. (Cass. II, 23 maggio 2000, n. 6737)
Le comparse conclusionali hanno soltanto la funzione di illustrare le ragioni di fatto e di diritto sulle quali si fondano le domande e le eccezioni già proposte e pertanto non possono contenere domande o eccezioni nuove che comportino un ampliamento del thema decidendum, né accettazione del contraddittorio rispetto a domande nuove proposte dalla controparte, attività consentita solo fino al momento della rimessione della causa al collegio per la discussione.  (Cass. I, 3 novembre 1998, n. 11) 
Con le memorie di replica le parti possono solo replicare alle deduzioni avversarie e illustrare ulteriormente le tesi  difensive già enunciate nelle comparse conclusionali, sicchè nelle memorie non possono essere esposte questioni nuove o formulare nuove conclusioni. Pertanto se è prospettata per la prima volta una questione nuova con tale atto, il giudice non può e non deve pronunciarsi al riguardo. (Cass. I, 7 dicembre 2004, n. 22970), neppure nel giudizio di appello. (Cass. III, 10 febbraio 2000, n. 1074)
E' possibile rinunciare, attraverso la comparsa conclusionale a qualche capo della domanda, con conseguente restrizione del thema decidendum. (Cass. III, 25 agosto 1997, n. 7977). La omessa riproposizione, nell'udienza di precisazione delle conclusioni, di una domanda formulata nel corso del giudizio implica una presunzione di abbandono della istanza non riproposta che, fondandosi sulla interpretazione della volontà delle parti, può essere vinta solo da specifici elementi sintomatici di una contraria volontà della parte, come nel caso in cui la domanda non proposta si riconnetta strettamente a quelle oggetto delle conclusioni. Ne consegue che il giudice di merito che espressamente considera abbandonata una domanda non riproposta in sede di precisazione delle conclusioni può solo limitarsi, nella motivazione, ad evidenziare che la domanda non è stata riprodotta quando non vi siano elementi dai quali possa desumersi una contraria volontà della parte (elementi che non possono essere essere tratti dalla comparsa conclusionale che ha solo funzione di illustrare le conclusioni già presentate Cass. II, 3 maggio 1996, n 4111).
Attesa la mera funzione della comparsa conclusionale di illustrare le posizioni processuali precedentemente assunte, dalle conclusioni in essa esposte non può dedursi una volontà di rinunzia rispetto a quelle conclusioni contenute nei precedenti atti processuali che non vi siano state riprodotte. (Cass. I, 13 giugno 1990, n. 5751) 
La domanda di condanna specifica al risarcimento del danno può essere limitata in corso di giudizio alla richiesta di condanna generica e di rinvio della liquidazione in separato giudizio quando sussista il consenso espresso o tacito della controparte ravvisabile anche nella mancata opposizione alla limitazione della domanda. Tale limitazione non può essere formulata per la prima volta con la comparsa conclusionale, che ha solo la funzione di illustrare le conclusioni già precisate.
Quando nella comparsa conclusionale delle varie tesi tra loro collidenti sostenute nell'atto di citazione o di appello, in via cumulativa o subordinata, ne venga adottata solo una che elida le altre, il principio di non contraddizione legittima il giudice a ritenere abbandonate le altre tesi e difese senza che ciò si ponga in contrasto con la funzione della comparsa conclusionale (illustrare domande ed eccezioni proposte). (Cass. III, 9 gennaio 1997, n. 108)
Le osservazioni critiche alla consulenza tecnica d'ufficio non possono essere formulate in comparsa conclusionale e quindi se ivi contenute non possono essere esaminate dal giudice, perché in tal modo sono sottratte al contraddittorio e al dibattito processuale (Cass. II, 26 novembre 1998, n. 11999). Con la comparsa conclusionale la parte può svolgere nuove ragioni di dissenso e contestazione, avverso le valutazioni e conclusioni del consulente tecnico d'ufficio, trattandosi di nuovi argomenti su fatti già acquisiti alla causa, che non ampliano l'ambito oggettivo della controversia. (Cass. I, 10 marzo 2000, n. 2309)
Se la dichiarazione di deferimento del giuramento decisorio è per la prima volta con atto allegato alla comparsa conclusionale, il mezzo di prova non è ammissibile, per tardività della relativa istanza, poiché gli scritti difensivi successivi alla rimessione della causa al collegio possono contenere solo le conclusioni già fissate davanti al giudice istruttore.
La richiesta di distrazione delle spese può essere formulata anche nelle conclusioni o nella comparsa conclusionale atteso che, per tale domanda, che è autonoma rispetto all'oggetto del giudizio, non sussiste l'esigenza dell'osservanza del principio del contraddittori, per difetto di interesse della controparte a contrastarla. (Cass., 17 febbraio 2004, n. 1526)
La richiesta di restituzione delle somme, corrisposte in esecuzione della sentenza di primo grado, essendo conseguente alla richiesta di modifica della decisione impugnata, non costituisce domanda nuova ed è pertanto ammissibile in appello. Deve essere formulata con l'atto di appello , se proposto successivamente all'esecuzione della sentenza, a pena di decadenza. Resta inammissibile la domanda di restituzione avanzata con la comparsa conclusionale in appello, dato che tale comparsa ha carattere meramente illustrativo di domande già proposte.
La comparsa conclusionale quale atto non sottoscritto dalla parte, e perciò riconducibile alla sola volontà del procuratore, è insuscettibile di contenere dichiarazioni con valore confessorio. (Cass. II, 29 maggio 1998, n. 5307; conforme: Cass. III, 28 dicembre 1990, n. 11975)
Il diritto di esibizione ex art. 210 c.p.c. si esercita normalmente fino all'udienza di precisazione delle conclusioni, ma alla parte che rinvenga documenti decisivi medio tempore e che sia stata, senza sua colpa, impedita alla produzione anteriore, deve riconoscersi il diritto di denunciarne il rinvenimento al giudice collegiale o monocratico incaricato della decisione, il quale avrà l'obbligo, valutata la decisività dei documenti, di riportare la causa in istruttoria per la rituale acquisizione degli stessi. (Cass. I, 18 maggio 1996, n. 4610)
La mancata comunicazione a controparte di una memoria ex art. 190 terzo comma cpc determina l'esclusione dal fascicolo della memoria irritualmente depositata, che il giudice non può prendere in considerazione.

 
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